Cinque lire per un biglietto

Sono tante le motivazioni che hanno concorso alla nascita di questa pubblicazione, in primo luogo la volontà di dare a Tullio Serafin un pubblico più ampio rispetto a quello dei testi specialistici scritti su di lui, unita al desiderio di renderlo più familiare alle giovani generazioni, in particolare a chi desidera conoscere la sua storia personale, intrecciata alle vicende più significative del Novecento e vissuta al servizio dell’arte musicale. Non è un caso se questo libro vede la luce nell’anno dedicato alle celebrazioni serafiniane per il cinquantesimo della morte e i centoquarant’anni dalla nascita, un momento significativo che si vuole suggellare anche attraverso i brevi episodi qui narrati, impreziositi dalle splendide illustrazioni di Piero Sandano. L’impianto narrativo scelto è simile al fluire dei ricordi: i grandi personaggi con cui Serafin si trovò a collaborare fanno il loro ingresso in scena, vi rimangono per qualche istante e poi sfumano, consegnando al lettore la scelta di approfondire gli eventi narrati, magari attraverso i testi suggeriti nella bibliografia.

Tutto ruota attorno a Tullio Serafin, un vero e proprio bambino prodigio che parte ragazzino dalla sua Rottanova e riesce a toccare le più alte vette della direzione musicale e artistica, viaggiando da un continente all’altro e mettendo insieme un record di successi, dei quali la memoria è ancora viva. Tra i più apprezzati direttori d’orchestra del Novecento, Serafin nasce a Rottanova di Cavarzere nel 1878, si diploma in viola e in composizione al Conservatorio di Milano e debutta come direttore al Teatro Reinach di Parma con L’elisir d’amore nel 1902, dopo essere stato maestro sostituto di Toscanini alla Scala, teatro in cui assumerà nel 1910 il doppio incarico di direttore principale e artistico. Nel 1913 è lui a dirigere la prima rappresentazione lirica all’Arena di Verona, inaugurando con Aida il Festival scaligero, dove tornerà più volte, fino alla rappresentazione del cinquantenario nel 1963. Dopo la Prima guerra mondiale è chiamato al Colón di Buenos Aires, al Real di Madrid e poi a Barcellona, al Municipal di Rio De Janeiro e all’Opéra di Parigi. Nel ‘24 inizia la sua avventura al Metropolitan di New York, dove rimane per un decennio con l’incarico di dirigere opere italiane, inglesi, russe e spagnole, qui conosce Rosa Ponselle, la prima tra le “sue” memorabili interpreti di Norma. Torna in Italia nel ’34 quando assume al Teatro Reale dell’Opera di Roma l’incarico di direttore principale e artistico, riuscendo sempre a preservare la propria autonomia nella scelta delle opere da rappresentare.

Il nome di Serafin è legato a quello di Maria Callas, da lui diretta al suo debutto in Italia nel ’47 in Arena. Non trovò in Serafin un semplice direttore ma, come lei stessa ha testimoniato in più occasioni, un fondamentale aiuto alla sua formazione artistica, soprattutto per la tecnica interpretativa. È impossibile citare tutti i grandi artisti coi quali Serafin ha collaborato, la sua capacità di riconoscere, fin da un primo ascolto, le potenzialità di ciascuna voce lo fanno ricordare come il direttore che più di ogni altro scoprì talenti del bel canto. Da Enrico Caruso a Luciano Pavarotti, tutti i grandi interpreti dei primi sessant’anni del Novecento hanno almeno una volta cantato con lui. Dopo aver diretto per più di sessant’anni, Serafin lascia la direzione nel 1964 con I maestri cantori di Wagner. Si spegne a Roma nel febbraio 1968 e riposa oggi, per sua volontà, nel cimitero di Rottanova.

Per Tullio Serafin la musica è stata un’inseparabile compagna di vita: entrata nel suo essere sin dalla prima infanzia, è diventata parte di lui accompagnandolo fino agli ultimi istanti. Proprio la magica alchimia di questo sodalizio auspichiamo possa essere stata colta dai lettori sfogliando le pagine di questo libro.

Nicla Sguotti, aprile 2018